Preparazione esame IVASS: il danno patrimoniale

Il danno patrimoniale consiste in un’alterazione negativa della situazione patrimoniale del soggetto leso, rispetto a quella che si sarebbe avuta in assenza del fatto illecito.

Nel dettaglio, comprende:

  • il danno emergente, ossia la diminuzione del patrimonio del danneggiato in conseguenza del sinistro;
  • il lucro cessante, ossia il guadagno che la vittima del sinistro avrebbe presumibilmente conseguito senza il verificarsi dell’illecito sofferto;

Riguardo al danno emergente, particolare attenzione merita la tematica relativa al risarcimento dei danni ai veicoli.

Il codice delle assicurazioni private, infatti, non prevede alcuna norma sul punto, non fosse altro che per il fatto che il codice delle assicurazioni si deve occupare prettamente delle tematiche di funzionamento del sistema assicurativo, mentre le questioni concernenti le tipologie di danno risarcibili sono risolvibili secondo i canoni del diritto civile in materia.

Se il costo delle riparazioni risulta inferiore al valore commerciale del veicolo, sarà dovuto il loro costo; al contrario, e il costo delle riparazioni risulta superiore al valore commerciale del veicolo, sarà dovuto soltanto questo valore.

Un’ ipotesi particolare di danno al veicolo risulta essere quello derivante dal cosiddetto “fermo tecnico”, ossia dal danno subito dal suo utilizzatore per non averne potuto disporre durante il periodo in cui esso è stato affidato ad un’officina per le dovute riparazioni.

In merito alla tematica del lucro cessante, il codice delle assicurazioni private contiene una norma specifica per la sua liquidazione, stabilendo in particolare:

  • quale reddito debba essere posto a base del calcolo;
  • quale prova debba fornire la vittima del sinistro per dimostrare il reddito perduto;

Si fa presente che l’articolo 137 CAP troverà applicazione solamente nel caso in cui la vittima chieda il risarcimento del danno tramite azione diretta, ex art. 144 CAP.

Il reddito da porre alla base del calcolo per la liquidazione del danno da lesione delle capacità di lavoro dovrà essere un reddito di lavoro, e pertanto:

  • nel caso in cui il danneggiato sia un lavoratore autonomo, a base del calcolo di liquidazione andrà posto il reddito netto che risulta il più elevato tra quelli dichiarati dal danneggiato ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche negli ultimi tre anni;
  • nel caso in cui il danneggiato sia un lavoratore dipendente, a base del calcolo di liquidazione andrà posto il reddito maggiorato odei redditi esenti ed al lordo delle detrazioni e delle ritenute di legge, che risulta il più elevato tra quelli degli ultimi tre anni;
  • in tutti gli altri casi il reddito non potrà essere inferiore a tre volte l’ammontare annuo della pensione sociale.

Pertanto, risulta evidente come l’art. 137 CAP agevoli la vittima del sinistro nell’onere di dover provare l’esistenza e l’entità del danno patito, attribuendo un’efficacia probatoria privilegiata alle dichiarazioni fiscali e stabilendo che la produzione in giudizio delle medesime sia sufficiente a provare il reddito percepito. In ogni caso, la vittima dovrà dimostrare se ed in quale misura la menomazione fisica patita abbia concretamente inciso sul suo reddito: solo dopo aver fornito tale prova si potrà pretendere che la misura del reddito perduto sia desunta dalle dichiarazioni fiscali.

Infine, l’art. 137, comma 2, CAP, prevede che:

“È in ogni caso ammessa la prova contraria, ma, quando dalla stessa risulti che il reddito sia superiore di oltre un quinto rispetto a quello risultante dagli atti indicati nel comma 1, il gudice ne fa segnalazione al competente ufficio dell’ Agenzia dele entrate”. 

Per approfondire l’argomento clicca qui 

Share Post
Written by
No comments

Sorry, the comment form is closed at this time.